Chiara Verdecchia web designer e grafica

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Nessuno Lo Sa: Imparare a Dire di No alle Cattive Idee

27 agosto 2010

Riporto oggi un articolo tradotto e pubblicato dai redattori di www.italianalistapart.com. Whitney Hess, l’autrice dell’articolo e consulente di user experience design spiega come sia importante nel proprio lavoro saper consigliare il cliente ed in particolare saper dire di no a certe richieste, quando queste sono controproducenti per lo stesso cliente.

“Non potete creare quello di cui i clienti hanno bisogno quando siete troppo impegnati a dire di sì a tutto quello che vogliono. Come user experience designer, è compito vostro dire di no alle cattive idee e alle pratiche senza senso. Ma dire di no non è mai semplice. Alcune tecniche provate che possono far mutare un no pronunciato in unesperienza positiva per voi, per il cliente e, molto più importante, per lutente finale, includono citare le best practices e dei semplici ma potenti business case, provare la vostra tesi con i numeri, spostare lattenzione dal cosa al chi, usare il no positivo e, quando necessario, alzare il vostro prezzo per chiamarvi fuori da un progetto.[...]“

Link all’articolo completo: Nessuno Lo Sa: Imparare a Dire di No alle Cattive Idee.

Saatchi & Saatchi, Mameli e la politica

13 ottobre 2009

Cos’hanno in comune la Saatchi & Saatchi, Mameli e la politica?

Beh i primi due sicuramente la creatività, mentre insieme solamente Calzedonia.

Riporto l’intero articolo così come pubblicato dal Corriere del Veneto (il 13 ottobre 2009)

“Tutti contro Calzedonia, per l’utilizzo dell’inno di Mameli nel nuovo spot («Ragazze d’Italia» il titolo del filmato-reclame). A incendiare le polveri della polemica contro l’azienda veronese è stato il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza (Pdl): «Con il canto degli italiani non si gioca. E non si può nemmeno metterlo sotto i piedi», le parole del politico, noto anche per varie sue iniziative patriottiche. «L’inno di Mameli non è uno scherzo. È una cosa seria, sentirlo in un spot per pubblicizzare delle calze da donna è una vergogna», aggiunge Vaccarezza, affezionato protagonista di tanti raduni degli alpini (domenica 11 ottobre a Mestre ha preso parte alla cerimonia per il dono dell’olio votivo alla Madonna del Don). Da qui la richiesta del presidente della provincia savonese ai vertici dell’azienda veronese: «Chiedo espressamente all’azienda di eliminare dallo spot le note di Mameli, l’inno non deve essere violato in nessun modo. Lo chiedo a nome non solo dei savonesi, ma di tutti gli italiani che hanno a cuore il canto degli italiani che rappresenta la nostra nazione».

A ruota si è mosso Romano La Russa, coordinatore provinciale milanese del Pdl. «Calzedonia sospenda immediatamente la messa in onda di quella pubblicità infame, altrimenti inviteremo i cittadini a  denunciare l’autore dello spot e il responsabile dell’Authority per mancata vigilanza». «Non si può svilire l’inno di Mameli per vendere delle volgarissime calze - continua La Russa - è uno scempio assistere all’inno di Mameli utilizzato in una pubblicità per la vendita di calzamaglia da donna». «Dopo l’attentato di ieri a Milano - continua La Russa - tornare a casa ancora scossi e preoccupati per quanto è successo e vedere in televisione quello spot è come essere umiliati e offesi una seconda volta. Oggi più che mai è necessario ritrovare l’orgoglio e il rispetto dell’essere italiani, di appartenere ad una nazione e ad una cultura che vanno difese. L’inno nazionale è un simbolo di questa unità, dell’italianità, rappresenta il sacrificio di tanti italiani, uomini e donne che si sono immolati per la Patria». «Invito l’Authority delle Telecomunicazioni - conclude - a far rispettare la legge e ritirare lo spot che insulta l’inno, che insieme alla nostra Costituzione e alla bandiera è un emblema dello Stato».”

Per chi non l’abbia ancora visto ecco il video della polemica: “Sorelle d’Italia” questo il titolo dell’ultimo spot  (Casa di produzione: FilmMaster) della nota catena in franchising di calze e calzini Calzedonia.  Che siano volgari? dove? come e perchè?… Non ci è dato sapere!

Per quanto riguarda il mio gusto personale non c’è nessuna volgarità e non viola la sensibilità di nessuno. Anzi lo trovo combinato nel migliore dei modi. Musica altamente evocativa riarrangiata (da Francesco Vitaloni) e cantata stupendamente da Sushy.  Accompagnata da una evoluzione lineare di immagini che rendono un nuovo significato al testo della canzone. Diviene infatti un inno alla femminilità in tutti i suoi aspetti. Cambia cioè completamente di significato ed è proprio stravolgendone il senso che si riesce a non sminuirlo o renderlo volgare.  E’ l’unione della comunicazione verbale e visiva che dà forza e senso al messaggio.  Ma evidentemente qualcuno non ha colto questa “ironica” e “femminile” versione dell’inno. Non sia mai che ci siano delle “sorelle“…

UBI Banca VS ING Direct

19 settembre 2009

ING Direct è una delle Banche Online più grandi al mondo. Fa parte del gruppo olandese ING ed è presente in Italia dall’aprile 2001 quando si afferma nel mercato dei prodotti di risparmio con il conto di deposito Conto Arancio. Nel 2004 entra nel mercato dei mutui, ad ottobre 2008 lancia il Conto Corrente Arancio e ad aprile 2009 il Trading Online.

Secondo quando dichiarato dalla stessa Banca nella sezione chi siamo del suo sito web, i punti cardine della ING sono: semplicità, convenienza, trasparenza e sicurezza.  Il suo successo si fonda su un modello di business innovativo e su un approccio di semplificazione del complesso mondo bancario.  Per entrare in contatto con ING basta chiamare, collegarsi al sito, oppure rivolgersi alla rete di agenti in attività finanziaria ARANCIONET.

ING DIRECT è la prima banca a focalizzarsi sull’offerta di un solo prodotto con un obiettivo ben preciso;  gli italiani amano liquidità e sicurezza negli investimenti;  ING DIRECT sa bene intercettare questi bisogni e,  grazie anche alla comunicazione di grande impatto simboleggiata dall’originale simbolo della zucca arancione,  desta la curiosità di migliaia di risparmiatori che sperimentano il prodotto.

Di questa grande forza comunicativa deve essersene accorto anche il Gruppo UBI Banca.  Che ha deciso per l’appunto di andare al contrattacco, neanche troppo velato, installando dei grandi pannelli luminosi nelle proprie filiali (circa 1.964, sparse per il territorio italiano) e visibili anche all’esterno 24 su 24 .

Niente di strano se non fosse per i messaggi leggibili sui vari banner:

“Vorremmo essere la banca che avete in testa, non nella zucca.”

Il riferimento è fin troppo chiaro, la zucca di Conto Arancio viene richiamata per farne un uso diverso e tramutarlo in offesa: quella Banca crede che i propri clienti abbiano in capo una zucca piuttosto che una testa.  Come se fossero persone non pensanti e quindi ritenuti inferiori e ignoranti.

Il messaggio di UBI Banca si pone in contrapposizione candidandosi invece come quella Banca amica, capace di proteggere i propri clienti e di valorizzarli.

Anche in questo caso la comunicazione scelta è quella che mi piacerebbe chiamare parassita, forse un termine azzardato, ma che rende il senso in maniera chiara.

La mia analisi resta ancorata al livello comunicativo e promozionale, ma in realtà ci sarebbe anche da chiedersi fino a che punto queste due banche siano così in diretta concorrenza, quando invece hanno due metodologie molto differenti di essere presenti nel territorio e quindi di fornire servizi.  E dando una risposta a questa osservazione ci si pouò anche chiedere fino a che punto una comunicazione di questo tipo (parassita) possa essere efficace.

Listerine vs Tantum Verde

20 maggio 2009

Fin dalla prima volta che ho visto in tv lo spot del Colluttorio ListerineColluttorio Listerine ho pensato che fosse di grande impatto. L’ambientazione è quella di un consueto commercial per i prodotti di igiene dentale, ha però una forza unica, grazie all’uso di effetti speciali misurati anche se palesi, a cui è stato accostato un claim:

“L’unica bomba per la tua igiene orale”

a dir poco azzeccato, capace di sintetizzare i benefit per il consumatore e surclassare a livello comunicativo i monotoni e ridondanti spot dei prodotti concorrenti. Questo resta a mio parere, tra i tanti, l’unico messaggio distinguibile e facilmente memorizzabile.

La campagna è stata studiata dalla JWT per la Johnson & Johonson la quale porta avanti per il prodotto Listerine progetti trasversali che includono un’audience giovane e community come MySpace, Deejay, Msn Spaces, Libero Community e Video e sezioni profilate quali le home page di Yahoo!, Msn Windows Live Messenger e Msn Hotmail e direct e-mail marketing.

Insomma l’entrata nel mercato (italiano) di Listerine è stato sicuramente di grande effetto e non è di certo passato inosservato. Se ne devono essere accorti anche i concorrenti, in primis Angelini. Che ha promosso per il colluttorio Tantum VerdeTantum Verde un nuovo spot studiato dall’Agenzia Armando Testa in onda in tv dal 10 maggio .

Se la strategia di comunicazione seguita negli anni passati mirava a far apprezzare Tantum Verde anche nelle vesti di colluttorio, ora il messaggio fa un passo in avanti. Presupponendo la conoscenza da parte del pubblico del prodotto anche come colluttorio, passa al contrattacco, nemmeno tanto velato, anzi piuttosto esplicito nella domanda retorica proveniente dalla voce fuori campo:

“Ma chi l’ha detto che per avere un bocca pulita bisogna BOMBARDARLA?”

Anche qui ritrovo quel tentativo di emergere che si poggia sulla fama di un concorrente, come già visto nel post Pespi vs Coca Cola. Nel senso di trovare un riferimento e cercare di sminuirlo, tuttavia anche in questo caso si rischia di non far passare in primo piano il prodotto che si sta pubblicizzando, riconoscendo inoltre in modo subliminale l’esistenza e anche il richiamo molto forte di un altro prodotto. Che in questo caso avviene attraverso il linguaggio verbale (bomba-bombardare) per regolare i conti, come fosse un botta e risposta posticipato.

In definitiva saranno i risultati a valutare l’efficacia di tale approccio, tuttavia lo trovo poco originale e sicuramente meno incisivo dello spot Listerine, che basa la sua efficacia sul connubio tra linguaggio visivo e verbale.

Perle di saggezza

15 maggio 2009

“Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto.”

Adam Smith

“Le idee degli economisti e dei filosofi politici, giuste o sbagliate, sono più potenti di quanto si creda. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.”

John Maynard Keynes

“Un’occupazione ripetitiva e priva di stimoli, che non ponga l’individuo in condizione di esercitare le sue facoltà, lo renderà stupido e ignorante.”

Adam Smith

“L’importanza dei soldi deriva essenzialmente dall’essere un legame fra il presente ed il futuro.”

John Maynard Keynes

“E’ molto facile accumulare fortuna o avere successo se lo fai a tutti i costi. Se lo vuoi fare cercando di non disturbare il prossimo è un po’ più difficile ma dà molte più soddisfazioni.”

Diego Della Valle

“La prima regola di ogni tecnologia usata negli affari è che l’automazione applicata ad un’operazione efficiente ne ingrandirà l’efficienza. La seconda è che l’automazione applicata ad un’operazione inefficiente ne ingrandirà l’inefficienza.”

Bill Gates

“Le anatre depongono le loro uova in silenzio. Le galline invece schiamazzano come impazzite. Qual è la conseguenza? Tutto il mondo mangia uova di gallina.”

Henry Ford

Fornire alternative ai CAPTCHA visuali

14 aprile 2009

A volte capita di dover fare una registrazione su di un sito, inviare messaggi, post su social network, utilizzare applicazioni, inviare sms da web e chi più ne ha più ne metta, e spesso mi ritrovo ad avvicinarmi al monitor per cercare di decifrare quei codici di sicurezza per immagini, che sono un tipo di CAPTCHA utilizzati ormai ovunque. CAPTCHA

Capisco che l’applicazione di filtri ormai sia fondamentale, ma mi chiedo quale sia il livello di accessibilità di tali sistemi. E’ possibile che questa sia l’unica soluzione?

Le WCAG 2.0 recitano al Principio 1 “Percepibile” - Guideline 1.1.1:

CAPTCHA: If the purpose of non-text content is to confirm that content is being accessed by a person rather than a computer, then text alternatives that identify and describe the purpose of the non-text content are provided, and alternative forms of CAPTCHA using output modes for different types of sensory perception are provided to accommodate different disabilities.

Marco Bertoni ne spiega così, alla sua maniera, il senso:

Il CAPTCHA: devi solo fornire a chi non usa la vista un modo alternativo per dimostrare di essere umano.

Già Michele Diodati nel suo volume Accessibilità Guida Completa, si era occupato del problema cercando di analizzare possibili soluzioni, già implementate in alcuni siti.
Tra le varie proposte, la migliore sembrerebbe quella adoperata nel modulo di registrazione di My Opera. Qui non è richiesto all’utente umano alcuno sforzo di deduzione né di decifrazione visiva o acustica. Si tratta semplicemente di ricopiare una breve sequenza di lettere e cifre all’interno della solita casella di immissione testo.

CAPTCHA testuale

Il CAPTCHA accessibile usato nel modulo di registrazione della community di Opera (14/4/2007). Nell’ovale, il codice alfanumerico che deve essere ricopiato nella casella “Security code”.

E’ possibile addirittura risparmiare il lavoro di digitazione della sequenza: basta fare una banale operazione di copia e incolla, selezionando il testo dalla pagina e copiandolo bell’e pronto all’interno della casella. Cosa impedisce, allora, a un programmatore di robot di bucare un simile sistema, scrivendo un programmino capace di fare quello che un qualsiasi utente umano può fare in due secondi?

Glielo impedisce la soluzione escogitata dai programmatori di Opera, che è probabilmente la migliore tra tutte quelle fin qui esaminate, dal momento che riesce a coniugare perfettamente accessibilità, semplicità di utilizzo e sicurezza. Analizziamo come funziona. Un robot non ha occhi né orecchie. E’ un software: l’unica cosa che può fare è analizzare il codice di marcatura del documento, alla ricerca di una risposta al quesito usato come filtro. Se nel codice si trovasse una stringa come quella presente nella pagina visibile, allora superare il filtro anche con strumenti automatici sarebbe un gioco da ragazzi. Ma, se esaminiamo il codice di marcatura alla ricerca della stringa-filtro, troviamo qualcosa di apparentemente arcano.

Listato 4.16. Frammentazione della sequenza, per impedirne la decifrazione automatica.

<p><span>Ple</span><!– id2596592 –><span>ase typ</span><!– id2594377
–><span>e t</span><!– id2565140 –><span>he te</span><!– id2596603
–><span>xt you</span><!– id2596609 –><span> see :</span><!– id2596616
–><span> 489b7</span><!– id2596622 –><span>1</span><!– id2596628
–> [...]</p>

La frase e la sequenza di caratteri da copiare (il Please type the text you see: 489b71) appaiono nel codice di marcatura spezzettate in tanti frammenti, racchiusi all’interno di elementi SPAN e separati tra loro da commenti HTML, contenenti a loro volta lunghe serie di cifre. Già così l’insieme appare caotico, al punto da scoraggiare tentativi di scrivere programmi capaci di superare il filtro. Ma, se questo non bastasse, a ogni aggiornamento della pagina cambia l’intera struttura dei gruppi che racchiudono la sequenza da copiare, vanificando qualsiasi speranza di trovare una regolarità. E, senza regolarità, le probabilità di successo per i robot si riducono quasi a zero.

Una soluzione alternativa è utilizzata da Vodafone.it. Nel momento in cui si vuole inviare un sms ad esempio è possibile ascoltare il codice di sicurezza cliccando su “Leggi codice”. Leggi codice CAPTCHA in vodafone.it
Tuttavia è richiesta l’installazione di un plug-in apposito (con IE7 funziona, mentre con Firefox3 sembra ci siano problemi per l’installazione).

Un altro sistema per rendere accessibili i CAPTHA è fornito dal social network Netlog.it. Trust: alternativa al CAPTCHA
Qui infatti è possibile attivare il Trust, basta inserire il proprio numero di cellulare per ricevere gratuitamente un codice, che dovrà essere inserito nell’apposita casella per essere registrati dal sistema e riconosciuti in futuro, così da poter effettuare le varie azioni, senza dover più inserire codici CAPTCHA.

Credo che fornire una soluzione alternativa valida sia vantaggioso tanto per gli utenti quanto per i detentori del sito, che non constringerebbero ad abbandonare la navigazione o il preseguo di un’azione intrapresa dal navigatore, ma consentirebbero invece di aggirare un possibile ostacolo senza compromettere la sicurezza del sito.

Adobe CS4 e cecità ai colori

17 gennaio 2009

In prossimità dell’inizio dell’Adobe CS4 On The Road, evento nato per presentare la nuovissima Adobe CS4 che partirà da Bologna il 27 gennaio 2009 per poi proseguire a Padova, Firenze, Torino e Bari, prendo spunto da un articolo di Tiziano Fruet scaricabile in pdf da rivistedigitali.com per affrontare il tema della cecità ai colori.
Fruet, nel descrivere le principali novità di Photoshop cs4, scrive:

Per quanto a prima vista possano disorientare, le voci deuteranopia e protanopia dentro al menù Visualizza sono decisamente utili e offrono una simulazione a monitor di come le immagini verranno viste dagli utenti affetti da daltonismo. Il tipo di daltonismo più diffuso è la protanopia, una cecità più accentuata per il colore rosso, che colpisce una percentuale non trascurabile della popolazione maschile (nelle donne è molto meno diffusa); segue la deuteranopia, ovvero una cecità più accentuata per il colore verde. In un’ottica di usabilità questo diventa molto importante sia per la progettazione di interfacce di navigazione (Web o software), sia per la progettazione grafica cartacea, e proprio per questo Illustrator presenta le stesse voci. Per avere maggiori informazioni circa questa logica vi invitiamo a visitare il sito del Cudo (Color universal design) all’indirizzo [www.cudo.jp/e].

A quanto pare c’è stato un interesse della Adobe che ha portato a sviluppare software con tali funzioni, sicuramente utili per la progettazione di interfacce di navigazione in un’ottica di accessibilità. A livello internazionale infatti sono da poco uscite le WCAG  2.0, mentre in Italia la Legge Stanca è in vigore dal 2004 e sancisce al Requisito n. 6 (Decreto Ministeriale 8 luglio 2005: Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici.)

Garantire che siano sempre distinguibili il contenuto informativo (foreground) e lo sfondo (background), ricorrendo a un sufficiente contrasto (nel caso del testo) o a differenti livelli sonori (in caso di parlato con sottofondo musicale); evitare di presentare testi in forma di immagini; ove non sia possibile, ricorrere agli stessi criteri di distinguibilità indicati in precedenza.

Nelle WCAG 1.0 il riferimento ai problemi di cecità ai colori era molto più esplicito:

Checkpoint 2.2
Assicurarsi che le combinazioni fra colori dello sfondo e del primo piano forniscano un sufficiente contrasto se visti da qualcuno con deficit percettivi sul colore o se visti su uno schermo in B&N. [Priorità 2 per le immagini, Priorità 3 per il testo].

Nelle WCAG 2.0 occorre rifarsi al

Principio 1: Perceivable - Information and user interface components must be presentable to users in ways they can perceive.

Guideline 1.4 Distinguishable: Make it easier for users to see and hear content including separating foreground from background.

Nelle WCAG 2.0 come spiega Michele Diodati nel suo libro Accessibilità Guida Completa, sembra esserci qualche diversità nella valutazione del contrasto tra primo piano e sfondo:

Nelle WCAG 1.0, il contrasto tra primo piano e sfondo deve superare due soglie definite da due diverse formule: una per il calcolo del contrasto cromatico (la soglia deve essere maggiore di 500) e una per il calcolo della differenza di luminosità (la soglia, in questo caso, deve essere maggiore di 125). Le due formule e le criticità del metodo sono state illustrate alla fine del Capitolo 5.
Le WCAG 2.0 cambiano strada. Invece di due formule, una sola, molto più semplice. L’algoritmo delle WCAG 2.0 ha il pregio di eliminare il calcolo della differenza cromatica usato nelle WCAG 1.0, focalizzando la propria azione, come è più corretto che sia, sul solo calcolo della differenza di luminosità, che è l’elemento realmente discriminante per l’accessibilità dei contrasti tra primo piano e sfondo (si legge nel documento Understanding WCAG 2.0: “I deficit di percezione del colore possono influenzare in qualche misura il contrasto di luminanza. Tuttavia, nella raccomandazione, il contrasto è calcolato in maniera tale che il colore non costituisce un fattore chiave, così che anche le persone che hanno un deficit nella visione dei colori avranno un contrasto adeguato tra il testo e lo sfondo”).

Ulteriori risorse a disposizione di chi fosse interessato a valutare la conformità dei colori scelti per i propri progetti sono: