Elastic tag map
martedì, dicembre 2nd, 2008Navigando in rete mi sono imbattuta in una tesi/esperimento di Moritz Stefaner davvero interessante. La tesi risale al 2007 ed è stata progressivamente aggiornata.
Trovo particolarmente brillanti le osservazioni relative alle tag cloud e soprattutto alla soluzione proposta.

Molto spesso accade che nelle tag cloud i tag vengano elencati in ordine alfabetico, come avviene ad esempio per Delicious, qui invece i tag sono sì elencati, ma anche in relazione tra loro. L’elastic tag map si basa su un algoritmo sviluppato da Moritz e ha il vantaggio di far emergere in un secondo livello tutti i tag strettamente correlati a quello selezionato dall’utente. Questa seconda serie di tag altrimenti rimarrebbe in secondo piano, un tag meno usato infatti sarebbe meno percepibile a livello visivo, anche se potrebbe essere di maggior interesse per la ricerca dell’utente.
Questi infatti, quando si affidano alla tag cloud, altro non stanno portando avanti che un percorso di ricerca. I sistemi di ricerca, i search engine in primis, si basano già da tempo sulla supposizione che nel nostro cervello i significati delle parole sono organizzati in un reticolo, una mappa stradale dove le città sono i termini, le strade rappresentano i collegamenti fra loro e la distanza fra una città e l’altra rappresenta la prossimità semantica che hanno due termini, cioè l’analogia che le nostre conoscenze le attribuiscono; queste “cartine stradali” sono chiamate reti semantiche e sono uno dei possibili modelli usati per simulare nostre innate competenze linguistiche.
Le elastic tag maps sviluppate da Moritz permettono quindi, oltre alla consueta visibilità dei tag distinti per grandezza (in modo proporzionale al numero di volte che quel tag è utilizzato), un secondo livello di ricerca grazie all’emergere di ulteriori tag al primo correlati. Non più però secondo il criterio di frequenza di utilizzo, ma in base a un nuovo criterio, basato sul nesso semantico e concettuale tra tag.
Come accade per le folksonomy, la potenza di un tale sistema risiede nella struttura bottom-up che si viene a creare, infatti non soltanto i tag sono scelti dagli utenti finali, ma ora, anche le relazioni tra essi emergono dal basso. L’algoritmo sviluppato da Moritz infatti intende analizzare: how tags occur together.
Anche a livello grafico, trovo che la combinazione di questi due criteri di classificazione sia gradevolmente efficace.
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